Nella bufera della pandemia, i comparti del settore calzaturiero sono stati molto penalizzati, sia sul versante della produzione che dell'export, calati rispettivamente del -27,1% e del -14,7% nel corso del 2020. Tuttavia, la calzatura di sicurezza ha mostrato una maggiore tenuta, con un calo più contenuto del fatturato  e delle vendite sui  mercati esteri. Ne parliamo con Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici.

Presidente, rispetto agli altri comparti del settore calzaturiero, la calzatura di sicurezza quale andamento ha evidenziato nel 2020 e in apertura del 2021? Ha dimostrato una maggiore tenuta rispetto alla crisi covid?

“Le calzature con puntale protettivo di metallo hanno registrato nel periodo gennaio – novembre dell’anno scorso una flessione dell'export sia in quantità (-11%) che in valore (-7,7%),con una crescita del prezzo medio del +3,7% attestandosi a 26,59 euro. I principali paesi di destinazione per interscambio commerciale sono: Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Repubblica Ceca.  Questo comparto ha resistito meglio all'impatto della pandemia rispetto ad altri segmenti del calzaturiero che hanno tutti riscontrato perdite ben maggiori sia a quantità che a valore”.

Sono stati introdotti nuovi requisiti/adempimenti sulla calzatura di sicurezza per effetto della pandemia?

“Non sono stati introdotti nuovi requisiti l’unico accorgimento introdotto riguarda la scadenza dei certificati: la Commissione Europea ha concesso agli organismi notificati di prorogare di 6 mesi il rinnovo dei certificati in scadenza”.

Ci sono stati degli sviluppi sulla calzatura di sicurezza (nuovi adempimenti sui dpi, requisiti, test, etc)?

“Attualmente, sono in corso le revisioni delle norme armonizzate di riferimento (ISO 20344 – ISO 20345). Tali revisioni, tuttavia, non sono dovute all’emergenza sanitaria in corso”.